Villa Romana e mosaico a scacchi

Probabilmente di epoca imperiale, si dice che la Villa sia appartenuta a Lucio Verginio Rufo, un senatore e militare romano, famoso per aver rifiutato la porpora dopo la caduta di Nerone.
Rufo decide, in vecchiaia, di ritirarsi a vita privata scegliendo una proprietà nella zona dell'odierna Ladispoli, all'epoca conosciuta come Alsium, dove si tenne occupato con gli studi, la poesia e un cenacolo letterario di cui fecero probabilmente parte Plinio il Giovane e Quintiliano.
La vasca che possiamo vedere sul lungomare di Ladispoli è la parte della villa che si è mantenuta e fungeva da base per una fontana che si affacciava sul mare, con un pavimento a scacchiera bianco e nero che presenta il mosaico di una conchiglia e di gamberetti, che rimandano ad uno dei lavori che si svolgevano nella villa, ovvero la pesca.
Alla base dei 4 quadrati intorno alla vasca c’erano colonne alte 3 metri ricoperte di travertino, materiale presente nelle cave laziali, colonne particolari e diverse dalle altre, perché di solito venivano costruite con materiali di minor pregio.
All'interno della vasca, sulla pavimentazione, possiamo notare un arco, che aveva la funzione di larario (posto riservato al culto domestico).
Vicino il mosaico a scacchiera ci sono punti coperti appositamente dalla sabbia per non rovinare i meandri creati, ovvero il bordo decorativo costruito a partire da una linea continua, ripiegata, a formar e per conservare la continuazione del mosaico. Questi sono stati coperti a titolo conservativo, poichè considerati troppo delicati da esporre.
Purtroppo gli agenti atmosferici hanno comportato il rigonfiamento dal pavimento.

Sul tappeto pavimentale musivo sono presenti integrazioni in malta sulla base del metodo chiamato "sottosquadro", poichè le tessere trovate potrebbero non essere esclusivamente di questa zona e, per evitare le restaurazioni di parti non conformi al luogo di origine e, di conseguenza, la creazione di un falso storico, non sono state unite.

Il suolo è stato, in passato, impermeabilizzato secondo le vigenti normative non più in uso, con una soluzione chimica che non è più utilizzabile, poichè, a causa della porosità delle tessere, è stato assorbito rovinandole.

Nei muretti attorno, sulla malta, ci sono dei pezzettini di sassi e pietrine risultato di un restauro chiamato "a bauletto", che prevede un continuo rimaneggiamento ai fini della tutela del bene nel tempo.

Nella stessa zona sono presenti gli stipiti di una grande porta che affacciavano ad ulteriori lastricati con annessi meandri.
Da questa parte, dove attualmente è presente un bar, ci sono le antiche fognature che portavano al mare.

Oltre alle fognature, sotto la pavimentazione sono stati trovati fori che fanno intuire l'originaria presenza dell'hypocaustum, ovvero una metodologia di riscaldamento delle acque della villa che risentiva del calore portato dalla combustione della legna che avveniva in una sala collegata a queste cavità che fungevano da odierne tubazioni.

Oltre alla presenza di 12 basamenti attestanti la presenza di colonne a formare un porticato, dalla fontana partiva un criptoportico che collegava la struttura al resto delle costruzioni presenti in Via della Rugiada, in cui è possibile vedere i resti delle mura poste a recinzione e una cisterna.
La forma del recinto è particolare perché, durante la scoperta di questa porzione, non c'erano fondi per indagare e documentare la totalità dei siti scoperti, che quindi, nell'attesa degli stessi, sono stati ricoperti allo scopo di preservarli.

La cisterna, invece, è ben visibile nelle sue originarie misure, con murature dallo spessore di 90 centimetri e dallo scopo fondamentale di riserva idrica potabile per gli abitanti della villa.

 

 Foto della cisterna romana

 Ricostruzione del pavimento musivo

Foto del reale stato del pavimento musivo

https://youtu.be/REszg_sP3ZQ?si=4Z8zbv-oveXqnx4y