La fontana Piacentini

LA FONTANA PIACENTINI

La fontana al centro di Ladispoli, in Piazza Vittoria è uno dei simboli della città ma la sua sistemazione a Ladispoli avviene “solo” tra il 1957 e il 1958 a cura dell’architetto Ridolfi di Terni che riadatta a fontana quello che inizialmente era un capitello.

Per cosa? Per la “Porta dell’Urbe”, vale a dire la stazione ferroviaria più grande d’Europa, ovvero Roma Termini. Durante gli ultimi anni dell’era fascista, il regime decide di avviare una grande Esposizione Universale a Roma per il 1942 (EUR 42) e di conseguenza si pensa che la città eterna necessiti di una stazione d’arrivo per i treni all’altezza della manifestazione. Il 16 febbraio 1937 si approva il progetto di Angiolo Mazzoni, definito entusiasticamente “futurista” da Tommaso Marinetti.

Dopo un anno però il regime decide di spingere per forme architettoniche meno moderne, meno rivoluzionarie, più “monumentali”, più tradizionali. Si pensa allora ad un porticato di 26 colonne alte 18 metri. Le discussioni si accendono nel momento in cui gli architetti si ritrovano a discutere il tema della foggia dei capitelli delle colonne. La rivista “L’Urbe” nel 1947 scrive “Il capitello prescelto, con foglie d’acqua e figure, scaturì dall’ideazione conciliativa di Marcello Piacentini”.

Nel 1939 è presentato il plastico a Mussolini, inviato poi nel ’40 all’Esposizione Universale di New York, per i capitelli dopo la prova di vari materiali viene scelto il marmo apuano. I lavori si fermano con la guerra, per poi riprendere nel ’47 con un nuovo concorso per finire la parte mancante: la parte frontale. Si converge dunque su uno stile più moderno e lineare, scartando l’idea di capitelli simili ai canoni e ai gusti classici.

I due capitelli prodotti vengono trasferite una a Civitavecchia e una a Ladispoli vicino alle rispettive stazioni ferroviarie. All’ormai ex-capitello è aggiunta una fontanella, per accogliere lo zampillo, fatta di cemento armato, nella foggia di tre tritoni che reggono una conchiglia con al centro la struttura del getto a forma di delfino.

Nel 1958 i pezzi della fontana vennero spostati dalla stazione termini a Ladispoli, per mano di Luciano Cerulli, noto fruttivendolo di Ladispoli proprietario di un camion tramite il quale poté effettuare il trasporto. La parte superiore della fontana è stata aggiunta solo in seguito e per questo non originaria, ma oramai dopo tanti anni riconosciuta come sua parte integrante.

Quella di Ladispoli, rispetto alla gemella di Civitavecchia, ha avuto una maggiore fortuna perché la vicinanza della vecchia stazione al mare con in mezzo il centro storico, nucleo originario della città che circonda la fontana, ha permesso ad essa di essere al centro della città e di diventare un punto di ritrovo al centro del piazzale che Rossellini descrive come una Non-Piazza, “un semplice spazio per permettere al cielo di giocare con la terra”.